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IL PAP'OCCHIO

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RENZO ARBORE

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1980

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LANGUE:ITALIAN

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QUANDO LA TV ARRIVA AL CINEMA

Renzo Arbore oggi viene ricordato come un rivoluzionario della televisione di Stato, quando in realtà è sempre stato — per sua stessa scelta, indole o cosa — uno che fa il coglione in TV. E va benissimo così: si diverte lui e si diverte il suo pubblico. In Il Pap’occhio Arbore resta un cazzone, ma immaginate se avesse realizzato L’altra domenica non su Rai 2, bensì in Vaticano. Ecco: questo è il film. Non serve nemmeno dire quanto la cosa fece infuriare la Chiesa nel 1980, al punto da portare al sequestro della pellicola fino al 1998 per vilipendio alla figura del Papa.

Il film procede come i soliti programmi di Arbore: sketch dopo sketch, una girandola di nonsense che dà spazio alla comicità di Diego Abatantuono, ai primi monologhi “cristologici” di Roberto Benigni (ancora lontani da quelli di oggi) e alle performance delle Sorelle Bandiera. Eppure, dentro questo caos organizzato, il film riesce a fagocitare e risputare lo spirito di un anno preciso: il 1980. È pieno di allusioni all’attualità — cronaca, sport, politica — ma anche a citazioni religiose e politiche senza tempo (basti il personaggio di Richelieu). Il tutto crea una sorta di salto di media: dalla TV al cinema, con giganti come Martin Scorsese, Isabella Rossellini, al teatro, alla letteratura e soprattutto alla musica, in un’era ancora pre-MTV, mostra ancora le performance degli artisti, le innumerevoli cover e rivisitazioni ma mostra anche crudelmente i legami tra cantanti e merchandise. Un pastiche totale che però non si prende mai sul serio: è il solito Arbore, con la sua comicità anarchica e surreale che gioca a smontare qualunque autorità senza neanche accorgersene troppo.

EDITH MASTROVITO

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20 GENNAIO 2026

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